
Si tratta di documenti di varia epoca, rilasciati quale <<privilegio>> dall'autorità
regia al feudatario per la fondazione di una nuova <<università>>: prima in riconoscimento
di servigi resi alla Corona, poi mercificati, al pari di ogni altro titolo, per rinsanguare le esauste finanze del
Regno.
Le licentiae populandi relative ai centri siciliani fondati nell'età moderna si trovano in
gran numero presso l'Archivio di Stato di Palermo e, in massima parte, nel fondo del <<Protonotaro
del Regno>>.
Il feudo di Miserendino e relativo castello fu concesso ad Antonio Moncada, conte di Adernò, dal Re Martino nel 1392; successivamente pervenne a Enrico Rosso e nel 1433 fu venduto ai Corbera e dopo ai Filangeri.
Il territorio dove sorgerà Montevago faceva parte, verso
la fine del XVI secolo, della baronia di Miserendino.
Ne facevano parte i tre feudi di Adrigna, Serafino e Gipponeri, acquistati nel gennaio del 1636 da Girolama Xirotta.
In quel tempo non poteva fondarsi nessun nuovo comune senza speciale licenza del sovrano; Girolama Xirotta chiese
ed ottenne la facoltà di popolare il feudo di Gipponeri dando al paese che vi doveva sorgere il nome di
Montevago.